Pd e Pdl due facce della stessa medaglia.

È proprio vero Pd e Pdl sono due facce della stessa medaglia, partiamo dall’inizio, cioè dalla fondazione del Partito Democratico. Il Pd, come tutti sappiamo è nato principalmente dalla fusione di Ds e Margherita. Ovviamente Berlusconi con la sua mania di privilegiare in tutto è costretto a seguire l’esempio “comunista”, preso dall’euforia del momento, sale sul suo bel predellino e annuncia l’annessione di tutti i partiti di destra in un unica grande partito. Ovviamente come a sinistra l’operazione non riesce del tutto. L’Idv di Di Pietro e altri partitini neocomunisti non entrano nel neonato Pd, a destra, la stessa situazione, Lega e Udc rimangono indipendenti. Continua a leggere

IL CIELO IN UNA STANZA.. COSTA 500 EURO

Contro le dure leggi di un mercato che tende alla schizofrenia,la parola d’ordine in grado di fronteggiare questo trend negativo è COABITAZIONE. Necessità per poter risparmiare e sopravvivere nella quotidiana lotta dura e dignitosa alla non retrocessione da questa società.
Certo aprire una finestra su quanto costa la vita in una grande metropoli,aprirebbe dinamiche purtroppo dure,dove le delusioni sarebbero forti,dato che oggi il prezzo della propria vita è determinato dal datore di lavoro (quando c è ne uno). Eppure bizzarra Italica contraddizione è uscito di recente uno spot ministeriale dallo slogan -sicurezza sul lavoro,la pretende chi si vuole bene- .
A Milano,il folto esercito dei coabitatori (studenti,pendolari,lavoratori giovani e adulti) aumenta sempre di più. Cifre del Sunia parlano nel 2009 di un 60% perlopiù costituite da queste categorie,quasi alla pari con Roma. La media delle singole (fonte idealista.it) è sui 460,e le zone piu care Porta Garibaldi – Porta Venezia,mentre la piu economica bicocca si attesta sui 400 euro.. poi aggiungo io,chi volesse osare a venire al gratosoglio quartiere dormitorio popolare,dove l’unica connotazione che lo rende parte della città a parer mio è data solo dal tram che si distende dal centro fino all hinterland piu estremo le tariffe scendono di una cinquantina di euro,sempre che non si tratti di affitti in nero e alloggi occupati.
Tutta questa giungla di cifre in una città che con i suoi grattacieli che si slanciano verso l’alto,dove dinamiche inarrestabili vedono sempre piu loft per single,anziani soli,e migranti in aumento,e bamboccioni della prima ora e tant’altro..Per Tutto ciò
spesso manca una vera progettualità politica in ambito abitativo,una sorta di “architettura delle idee” è un pò piu di responsabilità che coordini questi processi,per ridare in primo luogo cittadinanza alla Persona Umana.

Pubblichiamo e riceviamo da Christian Condemi

La democrazia è mai esistita in Italia?

In questi giorni rimango sempre più esterrefatto dalla politica italiana, mi stupisce sempre questa Italia, mi dispiace dirlo, o meglio scriverlo, la nostra patria non ha mai conosciuto un’autentica democrazia, noi italiani siamo un popolo, che si è sempre fatto conquistare dal potente di turno. Dal Risorgimento a oggi, abbiamo sempre guardato con amore, ma di un amore incondizionato, puro, incapace di percepire le pecche, o le “scappatelle”del potente locale o di turno, è successo con Mussolini, sta succedendo oggi con Berlusconi.

Partiamo dall’affermazione del Fascismo. I nostri nonni si sono fatti conquistare da Mussolini, gli hanno perdonato troppe malefatte, repressione violenta degli scioperi, uccisione di Matteotti, l’alleanza con Hitler, la totale mancanza di democrazia. Certo del Duce i nonni se ne sono anche liberati, ma a quale prezzo?

Alla fondazione della Repubblica Italiana, i padri costituenti vollero impedire il ritorno della dittatura, elaborarono una costituzione “rigida”, molto meno malleabile dello Statuto Albertino, modificabile sì, ma non a piacimento del governo. Tornado alla storia della democrazia italiana, i parlamenti della Prima Repubblica sono stati tutti eletti democraticamente, ma l’Italia era veramente democratica? No, non per colpa della DC, ma perché non esisteva una reale, libera e democratica concorrenza. a sinistra Il PCI forza maggiormente antagonista alla DC, non mai stata una realtà democratica. Se i comunisti avrebbero assunto il potere, addio libertà e indipendenza. A destra c’era l’MSI ma questo era figlio del PNF, la democrazia missina non esisteva nemmeno all’interno tra i propri iscritti, figuriamoci proporla all’esterno.

L’11 novembre 1989, caduta del Muro e più tardi del comunismo, le carte in tavola si sono mischiate, altre non servivano più. Il PCI cadde, senza più il “padrone sovietico”. La destra come prima forza politica italiana a combattere il bolscevismo, non ebbe grossi problemi a rifondarsi e a cambiare. La DC, certo cadde con Tangentopoli, ma quella fu la classica goccia nel vaso, le ruberie erano molto più socialiste, che democristiane, un’epurazione di massa dei “furbetti” l’avrebbe salvata? Secondo me no, il tempo concesso alla DC era scaduto, gli italiani e il mondo erano cambiati.

La Seconda Repubblica nacque sotto i migliori auspici, gli elettori divennero “liberi”, con il pericolo rosso caduto, la vittoria del PDS non significava più consegnarsi a Mosca, votare la destra berlusconiana o aennina, non significava più avallare il fascismo.

Purtroppo questo spirito nuovo durò pochissimo. I nuovi politici capirono che per restare al potere ci sono solo due strade, o superare in abilità i vecchi amministratori o far credere al popolo che senza di loro il nemico gli schiavizzerà, si è scelta la seconda, chi sa il perché? Berlusconi è partito con la scusa che senza la sua “discesa in campo” saremmo diventati un paese comunista, solo lui avrebbe reso potente l’Italia, ma è continuamente ostacolato da qualcuno, Bossi nel 1994, Casini nel 2001/06, oggi da Fini, ma i giudici rossi sono i più gettonati perché inventati all’80%. La sinistra fece e fa tuttora il gioco di Berlusconi, si fa etichettare come nemico, senza mai ribellarsi, anzi andandone fiera di essere antiberlusconiana. Berlusconi ha dal 1994 la strada spianata, le leggi ad personam ormai sono una prassi, le dichiarazioni da colpo di stato contro la costituzione e la democrazia, oramai non scandalizzano più nessuno, intanto l’economia è crollata, e non si riesce a risollevare, ma si sa, la colpa è della sinistra e dei suoi giudici.

Questa politica non mi piace, né di destra né di sinistra, Berlusconi è sempre in cerca di nuovi colpevoli, per sopperire le sue gravi mancanze amministrative e democratiche, la sinistra pensa solo a liberarsi di Berlusconi, aiutandolo. Il berlusconismo e l’antiberlusconismo hanno creato danni all’Italia, senza farla progredite, i problemi datati Prima Repubblica ci sono ancora. La soluzione c’è, io l’ho chiamo Partito della Nazione, ma è mia soluzione, tu come lo chiami? Vuoi restare in questo pantano? Non credo, gli unici che si divertono sono Berlusconi, Bossi e Di Pietro e parte del PD.

Quote Latte: la verità, oltre le chiacchiere

Una gentile lettrice del quotidiano on line, ha scritto una lettera al Direttore, in cui si chiede perchè le multe delle quote latte non le paghi Casini. La motivazione della sua richiesta è duplice: da un lato, sostiene di essere stufa di sentrlo “sproloquiare sulle quote latte, accusando di proteggere i “furbetti”, dall’altro sostiene che le quote latte sono state introdotte dai democristiani. In entrambi i casi possiamo dire di essere di fronte ad esempi di disinformazione, sicuramente in buona fede.

Intanto diciamo subito che le multe che gli agricoltori dovrebbero pagare, sono spalmate nell’arco di 14 anni senza interessi, come afferma Ciolos, commissario europeo per l’agricoltura, facilitazione che, a causa dell’agire di questo governo, verrà a decadere, oltre ad avere una multa aggiuntiva di 1 miliardo di euro. Ma da dove originano le quote latte e quando è avvenuta questa multa?

Negli anni ’80, per sostenere l’agricoltura e, allo stesso tempo, cercare di regolamentare ed equiparare il settore a livello economico, così nel 1984 si decise di introdurre un sistema di quote individuali da non superare, in modo da non incrementare ulteriormente la produzione di materia prima che nessuno voleva, e il valore della quota era pari alla quantità di prodotto che ogni singola azienda dichiarava di avere prodotto nel 1983. Ma questo dato era fallato all’origine, perchè dall’italia fu dichiarato molto meno di quanto effettivamente prodotto (circa il 50% in meno).
Quindi sfatiamo una prima convinzione errata: non fu una decisione presa da un partito o da un governo, fu una decisione a livello comunitario basandosi sui dati, che le stesse aziende avevano dichiarato (complessivamente 8.823 tonnellate), ma quelle cifre erano sbagliate perchè gli stessi agricoltori avevano diminuito le loro quantità ufficiali a causa delle vendite in nero.

La quota latte non è, da un punto di vista giuridico, una concessione a produrre, perchè l’allevatore può liberamente produrre e commercializzare latte anche oltre la propria quota, salvo avere la consapevolezza di incorrere, così facendo, nel pagamento di un tributo (il prelievo supplementare) molto elevato, tanto da rendere fortemente anti-economica tale produzione e relativa commercializzazione. Alcuni allevatori, allora, decisero di violare la legge e di produrre e vendere in nero il latte in più, non pagando il prelievo supplementare. Nel 1996, in seguito agli sforamenti da parte dei coltivatori italiani, furono comminate le prime multe che hanno portato alla multa di 3 miliardi di euro, che deve essere pagata ora. E sapete come si è giunti a questa cifra? Perchè anno per anno viene sforata la quota. E non viene sforata di tantissimo, basterebbe che gli allevatori limitassero di poco la loro produzione, infatti per il periodo 2006-2007, avendo superato del 6% le quote assegnate, la multa era di circa 176 milioni (l’80% delle multe totali assegnati in Europa quell’anno per gli sformaenti delle quote latte), l’anno prima fu di 188 milioni e nel 2005 di 141 milioni (mentre nel 2004 fu di 166 milioni di euro). In pratica anno per anno, i produttori italiani sforano di circa il 5-8% il tetto delle quote latte, accumulando multe che non pagano. Ma sapete quale è la cosa ancora più notevole? Che lo sforamento totale italiano è, in percentuale, molto piccolo, ma comprota che paghiamo l’80% delle multe comminate in Europa. Come si vede, quindi, l’origine del problema non è di un partito o di un governo.

Sull’altra obiezione, quella che riguarda i “furbetti”, non sono io a rispondere alla lettrice suddetta, ma il veneto ministro Galan, che ha dichiarato che meno del 5% degli agricoltori sta protestando, mentre tutti gli altri hanno pagato le multe senza alcun problema, come testimoniato anceh dalle associazioni di categoria che erano per sanzionare gli allevatori che avevano violato le regole. Come si vede, non c’è nessun intento di volere fare un torto agli allevatori, e non è vero che la maggioranza degli allevatori rischia di chiudere, ma sono solo poche persone, che non vogliono pagare e fare ricadere la loro scelta sulle tasche di tutti noi cittadini.

Spero di avere chiarito il quesito della signorina, che sono certo ora concorderà che bisogna sanzionare quei pochi allevatori che violano le regole e prosperano danneggiando tutti gli altri allevatori, e sono la maggioranza, che le rispettano.

Non son degni di sopravvivere!

Terapia Intensiva NeonataleLa manovra finanziaria attualmente in discussione prevederebbe forti tagli che riguardano anche i posti letto in Terapia Intensiva Neonatale.

Purtroppo devo ancora mettere alla vostra attenzione il cinismo con cui si approccia al tema della sussistenza a persone socialmente indifese e deboli.
Credevo di aver assistito al peggio della natura umana quando parlai della possibilità di escludere le persone affette dalla sindrome di Down dai benefici economici.
Purtroppo ogni giorno ne leggo qualcuna che mi fa accapponare la pelle più del giorno precedente.

E’ proprio di questi giorni una lettera aperta del CIMO-ASMD in cui si evidenzia, come ampiamente previsto, che la manovra economica, che vorrebbero far passare dal voto di fiducia, sopprimendo tutte le possibili migliorie, taglierà i trasferimenti economici dallo Stato alle Regioni e ai Comuni e di conseguenza ridurrà le prestazioni nei settori della disabilità, della salute mentale e degli anziani fragili; condizionerà negativamente anche i servizi sanitari ospedalieri e territoriali, di fatto, facendo sparire le politiche della prevenzione.

La manovra porterà al licenziamento di migliaia di medici precari impegnati nei settori dell’Emergenza e al pensionamento di 30.000 medici e dirigenti sanitari con l’impossibilità di assicurare la continuità assistenziale e l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza a causa della riduzione dei posti letto e delle sedute operatorie e comporterà l’allungamento delle liste di attesa anche per le prestazioni radiologiche di alta tecnologia.

Per un settore delicato quale quello della Terapia Intensiva Neonatale, dove già oggi scarseggiano i posti letto, ulteriori tagli rappresenterebbero una sciagura di proporzioni inimmaginabili.

In un intervento pubblico, la deputata Binetti, componente della Commissione Affari Sociali della Camera, ribadisce e amplifica gli allarmi che da molte parti si levano.
Riprendendo l’appello lanciato dal direttore dell’unità di Terapia intensiva neonatale del Policlinico Umberto I di Roma si possono facilmente comprendere concetti semplici ed elementari.
Si comprende benissimo che i reparti di TIN vanno oltre una logica puramente economica in quanto non sono possibili falsificazioni, come nel caso delle persone affette dalla sindrome di Down, i bambini sono lì sotto gli occhi di tutti, non hanno nemmeno la possibilità di chiederti aiuto.
Se un neonato è a rischio, se non è ben trattato fin dal primo momento, corre seri rischi di morire o di diventare un invalido vero con costi molto più alti per la nostra sanità, senza dimenticare il costo umano e personale altissimo di chi sarà sempre un disabile.

In alcuni ospedali questi tagli sono già proposte operative che verranno messe in atto se non si riuscirà a far ragionare con cognizione di causa chi vede le persone indifese come numeri da mettere su un foglio Excel.

In totale si parla di circa 27mila posti letti in meno mascherati da razionalizzazioni ma che inevitabilmente porteranno ricadute sulla qualità del servizio e sulla responsabilità professionale già messa sotto scacco dal crescente ricorso alla giustizia ordinaria.

Concludo augurandomi che sia solo un colpo di sole estivo e se non lo fosse vi chiedo di vigilare e di amplificare la debole voce di chi ci chiede solo una mano per sopravvivere.


Alessio Fabio d’Avino

Expo 2015: l’Italia rimedierà una nuova figuraccia?

Dopo le dimissioni di Stanca, e l’ingresso di Sala come amminstratore delegato dell’EXPO 2015, è necessario fare il punto della situazione.
Ed è una situazione niente affatto rosea.

Il 31 marzo 2008, Milano ottiene il privilegio di organizzare l’EXPO 2015, un evento mondiale che, secondo i commentatori dell’epoca, avrebbe portato lustro e fama alla città meneghina, avrebbe rivitalizzato come non mai l’aereoporto internazionale di Malpensa, ma soprattutto tanti soldi e tanti tanti tanti posti di lavoro.

28 mesi dopo, ovvero 2 anni e 4 mesi dopo, se si va a controllare lo stato dei lavori, ci si accorge che nulla è successo, se non cambiare tre volte l’amministratore delegato: prima Glisenti, voluto dalla Moratti (e definito “inutile” dai giornalisti e “Rasputin della Bovisa” da Guido Rossi), poi, fatto fuori Glisenti per scarsa produttività, viene nominato Stanca, direttamente dal presidente Berlusconi. Dopo 14 mesi, e 450.000 euro di stipendio annuo, anche Stanca abbandona, e allora il pallino torna nelle mani della Moratti che fa nominare Sala (già direttore generale al comune di Milano, e manager di Pirelli) come nuovo Amminstratore Delegato.

Nel frattempo, nulla è stato realizzato: la Pedemontana non si sa ceh fine abbia fatto; erano previste due linee della metropolitana, ma nulla è stato fatto; il centro stampa o la sede Rai sono miraggi; la moschea (su cui insorge la lega), le vie d’acqua, o i nuovi parchi (necessari in una delle città più inquinate d’europa), sono delle fantasie al pari dei folletti e degli unicorni.
Ma non è finita: si prevedono 30 milioni di visitatori durante questo EXPO che dovrebbero essere ospitati in un’area di oltre 1 milione di metri quadrati (si parla addirittura di 1,4 milioni), ma ad oggi non solo non sono stati iniziati i lavori (che è grave), ma non sono stati neanche comprati i terreni (che è peggio) e non è stata neanche realizzata la società paritetica tra Comune, Provincia e Regione (ancora peggio) che dovrebbe scucire i 200 milioni necessari per comprare questi terreni che sono ancora in mano all’Ente Fiera e al gruppo Cabassi, mentre il Comune, la Regione, la Provincia, Assolombarda, la Camera di Commercio, il Ministero del Tesoro e il governo decidano cosa fare.Perchè anche la decisione di comprare i terreni è stata rimessa in discussione: la Moratti ha cambiato idea e propone di non acquistare i terreni, ma affittarle in comodato d’uso e restituirle dopo avere smontato i padiglioni alla fine della Fiera. I risultati sono: risparmio ora, e risparmio futuro (perchè finito l’EXPO, di questa area e di questi padiglioni, cosa ce ne faremo?). Purtroppo a Formigoni l’idea non piace. Il governatore vuol comprare le aree a tutti i costi, per essere precisi al costo di 200-250 milioni, uno sproposito per un terreno agricolo. Ma in compenso un magnifico affare per gli amici ciellini dell’Ente Fiera.

Ad aumentare la confusione interviene Calderoli, con una terza ipotesi, non comprare nulla, non usare terreni privati, ma organizzare l’Expo con le strutture fieristiche già esistenti. E’ l’unica idea della Lega? No, è l’idea della lega bergamasca, di cui Calderoli è fiero esponente: i leghisti del varesotto la pensano come il consigliere d’amministrazione leghista dell’Expo, Leonardo Carioni: “Forse sarebbe meglio lasciar perdere tutta ‘sta storia e concentrarsi a riparare le buche nelle strade”. L’asse Bossi-Tremonti è Expo scettico da sempre, anzi per Tremonti, sarebbe da evitare, se è vero che Tremonti ha detto: “Non vedo perché tanti cinesini dovrebbero venire a vedere l’Expo di Milano”, , mentre tagliava tutto il tagliabile (da qui le lamentele della Presidentessa Bracco)  e Bossi ha dato ai suoi un solo, saggio consiglio: “Non firmate niente, perché poi la Corte dei Conti chiede i soldi a voi”.
La Lega, a onor del vero, è stata l’unica forza politica a rilevare fin dal principio l’anomalia, unica della storia, di un Expo progettato su terreni privati e non pubblici. Con tutti i rischi connessi, in una città ormai in mano al conflitto d’interessi e a bande di affaristi che nella migliore delle ipotesi viaggiano sotto le sigle poco rassicuranti della Compagnie delle Opere e del gruppo Ligresti, e nella peggiore portano dritti ai clan della ‘ndrangheta. Ma così, col fuoco perenne dei veti incrociati, il gioco dell’Oca dell’Expo torna ogni volta alla casella di partenza, alla foto di gruppo del 28 marzo 2008.

E Berlusconi? Pilatescamente se ne lava le mani, d’altronde non è detto che lui nel 2015 ci sia ancora, tanto che, all’ultima riunione con il comitato, mentre gli veniva spiegato il progetto, pare che si sia assopito, salvo poi congedare tutti con belle parole di ottimismo.
E quello che rimane sono quindi i vari Fromigoni, Calderoli, Bossi, Moratti, CL, Tremonti, che si fanno la guerra, perchè loro nel 2015 ci saranno, per cercare di fare passare la propria idea e non quella degli altri, con il risultato che ormai, da 7 anni cisiamo ridotti a soli 4 anni e ancora non si iniziano i lavori.
Anzi, perderemo anocra tempo, perchè Sala ha deciso di presentare un nuovo piano operativo che sarà pronto tra 6 mesi. E intanto? Tutto fermo.

ABOLIZIONE DELLE PROVINCE:ecco PERCHE’ SI’

ABOLIZIONE DELLE PROVINCE CON MENO DI 500.000 ABITANTI e DEI COMUNI CON MENO DI 1.000 ABITANTI

Abolire per risparmiare, non per cancellare identità culturali, storia e caratteristiche locali: questo bisogna che la gente cominci a capire, accettare e condividere. Nessuno deve vivere come un’ ingiustizia  tali interventi, ma li deve anzi sostenere,  perché  nascono da un’idea lungimirante, dalla capacità di guardare oltre il proprio orticello e con l’ obiettivo principale di un ritorno positivo per tutti.

Del resto, non lo vediamo ogni giorno come annaspano  alcune piccole province, quanti e quali tagli devono apportare in ogni settore, di quanta poca autonomia finanziaria godano in concreto? Parallelamente, assistiamo a evidenti sprechi che le riguardano: personale, uffici, facilitazioni a vario titolo riservate… Il tutto, mentre i servizi pubblici sono sempre più carenti e i problemi dei cittadini aumentano e restano irrisolti.

Non si venga a dire che solo gli amministratori locali sono vicini alle reali necessità del territorio e di esse si fanno portavoci! Io direi che solo una politica condotta in nome del bene comune risolve i problemi dei cittadini; solo una politica lontana da interessi di parte alla fine fa gli interessi di tutti.

Oggi, in modo particolare, anziché allargare lo sguardo e ampliare l’orizzonte, si ha l’impressione che i nostri politici si arrocchino su posizioni di parte, sostenuti da categorie di cittadini, ai quali garantiscono una difesa a oltrananza degli interessi che li riguardano in una specie di società di mutuo soccorso, o se preferite in perfetta sintonia con il vecchio detto latino “Do ut des”.

Se poi, per tornare al commento delle proposte considerate, queste piccole realtà non hanno fondi per nessuna miglioria, non possono prevedere alcun intervento pubblico necessario, non possono sostenere nessun tipo di progetto… che importanza ha? Si può sempre tuonare e inveire contro lo Stato, colpevole di tutto.

Non sarà, invece, colpevole soprattutto di non saper prendere decisioni impopolari per il bene di tutti i suoi cittadini? Chiunque si trovi ad occupare posti di comando talvolta deve prendere decisioni impopolari e invise ai più in nome di una lungimiranza che non è di tutti, o che solo lui può avere dato il posto che occupa. Eppure, se è un vero “capo”, lo fa, dandosi da fare perché i risultati positivi arrivino il prima possibile per tutti. Allora perché tanta gente che ha liberamente scelto di candidarsi per il bene comune non ha il coraggio di parlar chiaro da subito, invece di stringere  patti poco chiari e di fare promesse compromettenti?

Forse, perché non ha in mente il bene comune, ma il suo, soprattutto!

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