Sicuri che sia sbagliato tassare Internet?

InternetLa proposta di tassare le utenze Internet presentata da FIEG è stata bocciata da governo e opposizione

Certo, una piccola vittoria degli utenti, ma che lascia ancora l’amaro in bocca per chi, come il sottoscritto, auspicava l’apertura di un confronto aperto, con un occhio lungo su quello che la Rete rappresenta.

A mio avviso si è nuovamente persa l’occasione per stabilire delle regole, dei comportamenti e delle opportunità che un mezzo libero da qualsiasi condizionamento politico rappresenta.

L’importanza di una informazione libera, indipendente e slegata da modelli che ormai sanno di muffa, passa anche attraverso la capacità di ragionare e di trovare soluzioni diverse alle nuove sfide che si presentano e che si presenteranno.

Si poteva cogliere l’occasione di questa proposta per analizzare e trovare, finalmente, quell’armistizio che gli utenti stanno da tempo cercando e combattendo contro il moloch del copyright, che benché vada tutelato, non deve essere usato come una clava per chi vuole diffondere ed ottenere cultura dalla Rete.

Molte associazioni si battono da tempo per un utilizzo ed una “depenalizzazione” della diffusione culturale slegato dallo scopo di lucro, come ScambioEtico e LiberLiber, ma purtroppo si scontrano con cavilli assurdi che ben poco c’entrano con lo scopo originale che la tutela del copyright aveva.

Basta leggere questo comunicato di Liber Liber o il manifesto di Scambio Etico per capire quali sono le ragioni che mi spingono ad affermare che forse, una tassa o, chiamatela come volete, un contributo volontario, sarebbe forse il minore dei mali se pensate al fatto che voi, scaricando un film come la Corazzata Potiomkin, una commedia di Eduardo, un libro del Verga rischiate il carcere, quando uno che investe ed uccide rischia meno di voi.

Badate bene, in molti casi, non si parla di diritti dei detentori del copyright o degli eredi, ma semplicemente delle case editrici o di distribuzione che hanno acquistato i diritti.

Questo lo ritengo semplicemente scandaloso e vergognoso quando fino a pochi anni fa nessuno si scandalizzava se registravi una C60 da un vinile e poi se ti piaceva andavi a comprare l’originale.

Alessio Fabio d’Avino

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Caso Vividown vs Google: Luci e ombre

VividownLe motivazioni della sentenza del caso Vividown contro Google

Sono certamente destinate a suscitare polemiche ad oltranza e suscettibili di interpretazioni personali le motivazioni che hanno portato alla condanna di tre dirigenti di Google per aver concesso, o quantomeno per non aver impedito, la diffusione in rete di un video del 2006 che mostrava maltrattamenti ad un bambino disabile.

Dopo la denuncia, i familiari del ragazzo oggetto delle angherie dei suoi coetanei, avevano ritirato la denuncia, con la promessa da parte di Google di un maggior impegno nel sociale.

Ma nonostante ciò la causa è proseguita sostenuta dall’Associazione Vividown fondata nel 1988 che da allora si prodiga per l’inserimento, l’assistenza e il supporto a chi con la sindrome di Down ci convive.

Dalle oltre 100 pagine della motivazione si evince che non può esistere la sconfinata prateria di Internet dove tutto sia permesso e niente possa essere vietato.

C’è anche da dire che Google non ha ancora fatto nulla per porre un freno a questi casi, come altri peggiori a mio avviso, per rendere la navigazione più sicura anche a tutela dei minori.

L’argomento è ormai scottante e a doppio taglio.

Limitare per legge, come avviene in Cina o in Iran, l’utilizzo di Internet è pericoloso per la libertà e nocivo per le garanzie individuali, quando viene spropositamente messo sotto controllo.

Ma anche le recenti sentenze persecutorie contro il download “illegale” sono un’offesa al comune senso della proprietà intellettuale, che come ribadito e portato avanti dall’Associazione Scambio Etico, occorrebbe rivedere nell’ottica di un equilibrio, di un armistizio che potrebbe portare solo vantaggi per entrambe le parti in causa.

A mio avviso, le leggi per perseguire comportamenti dannosi per l’etica e per la società ci sono e vanno applicate.

Non vorrei però che si tenti di forzare la mano su argomenti che dal punto di vista sociale non rappresentano quel pericolo che vorrebbero farci credere quasi uniparando un download ad un omicidio colposo quando anche questo vada contro il senso di una diffusione della culturain senso stretto e lato.

Trovo vergognoso che la diffusione senza fini di lucro di opere ampiamente sfruttate dal punto di vista commerciale siano da codice penale e per fare alcuni esempi stiamo parlando di opere di Pirandello, di Eduardo, del Verga, di Totò… addirittura della Corazzata Potiemkin!

Sogni fuori dal cassetto

Sogni fuori dal cassetto


SOGNI FUORI DAL CASSETTO

L’irripetibile opportunità di essere ragazzi


Mercoledì 24 Marzo
a partire dalle ore 15.00
presso EXODUS Cascina Molino Torrette a Milano
avrà luogo un pomeriggio particolare

Un pomeriggio all’insegna del confronto, del dialogo e di condivisione delle
VOSTRE idee con i “grandi”.


Parteciperanno

DON MAZZI
fondatore di Exodus e padrone di casa

SIMONE FEDER
giudice onorario presso il Tribunale dei Minori di Milano e psicologo della Casa del Giovane di Pavia

MICHELANGELO TAGLIAFERRI
fondatore di “Accademia di Comunicazione”

SAVINO PEZZOTTA
candidato Presidente alla Regione Lombardia


Modera

FULVIO GIULIANI
Rtl 102.5

Ma le vere protagoniste saranno le domande di
VOI GIOVANI
sui temi che riguardano direttamente il vostro futuro


LAVORO

FORMAZIONE

TEMPO LIBERO

AMBIENTE

Cerceremo di dare ai tuoi desideri, ai tuoi bisogni, alle tue aspettative RISPOSTE CONCRETE

I GIOVANI SONO UNA RISORSA SU CUI INVESTIRE

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CI INTERESSA!

Invia le tue domande a
sognifuori@gmail.com

La situazione politica attuale (e futura) secondo me

La politica attualeNon sono convinto che la somma delle parti dia esattamente il totale se si aggregano elementi diversi cambiando la composizione delle coalizioni.

Finché ci sarà Berlusconi, e ci sarà ancora per tanto a mio avviso, continueranno ad esserci gli opposti che si contenderanno la maggioranza relativa.

Noi moderati dobbiamo attuare una strategia che abbia come obiettivo la formazione di coscienze e di un pensiero svincolato dallo scontro a tutti i costi.

Ho sempre affermato che non gradisco affatto la politica contro, anche perché significa uniformarsi alla logica di contrapposizione che esiste nell’attuale panorama italiano.

La scelta di un personaggio come Casini è stata molto netta in tempi non sospetti ed è su questo che bisogna puntare.

Del resto i moderati subiscono attacchi e adulazioni sia da destra che da sinistra, senza esclusione di colpi, quindi, a mio avviso, tentare di agganciare l’una o l’altra coalizione rischia solo di indebolire la nostra identità ed il nostro pensiero.

Quello che sinceramente penso è che l’attuale classe politica, finirà con il tramonto di Berlusconi. Gli stessi politici si avvitano continuamente attorno a personaggi che attendono solo la fine del berlusconismo… peccato però che con la fine del berlusconismo si avrà necessità di avere dei campioni, di un vivaio che al momento non esiste.

Quindi, bene la fine del berlusconismo, ma siamo sicuri di avere delle carte da giocare?

I protagonisti invecchiano e l’unico “partito” ad immettere forze giovani e linfa alla politica, rimane solo il PDL ed in parte l’UDC con buone personalità di rilievo quali De Poli e Rao.

Ma per il resto io vedo solo il nulla assoluto. “Politici” che finito il motivo del loro manifestare in viola non avranno argomenti, non avranno idee e non avranno la forza e la spinta che deriva da incarichi anche istituzionali seppur locali, insomma una classe di assoluti disfattisti.

In questo momento vedo un assoluto contrasto fra poteri istituzionali che non porta da nessuna parte. Un governo che non può governare ed una magistratura che non può fare il proprio dovere. Il cane che si morde la coda. Che abbia iniziato l’uno piuttosto che l’altro, a me, a questo punto, non me frega niente. So solo che si riempiono le piazze per dare addosso a Berlusconi o viceversa per dare addosso ai magistrati comunisti.

Abbiamo bisogno di forze nuove, di una politica che oltre a stare al centro, sia anche il centro.

Il centro di un nuovo modo di pensare, di un nuovo modo di agire, di un nuovo modo di intendere e di reinventare la politica.

Immettendo forze nuove, che abbiano esperienza sul campo quando sarà il momento di sostituire i titolari, entrando perfettamente nello schema di gioco senza temere l’avversario che avrà dalla sua sicuramente più esperienza e titoli.

Questo è il mio auspicio.

Decreto Romani, meglio ma non bene!

InternetIl decreto Romani ha stabilmente assunto una nuova forma. Una lista esemplificativa di servizi esclusi dalla definizione di servizio media audiovisivo sembra non bastare

Dopo la pioggia di critiche seguite alla presentazione al Parlamento del primo schema di Decreto ed i pareri favorevoli ma fortemente critici arrivati da Camera e Senato, ci si aspettava che il Vice Ministro Romani mettesse pesantemente le mani sul provvedimento che ormai porta il suo nome, allo scopo di scongiurare il rischio di trasformare – più o meno consapevolmente – il web in una grande TV. Le attese sono, tuttavia, rimaste deluse.

Lo schema di decreto legislativo approvato ieri dal Consiglio dei Ministri è, infatti, sostanzialmente identico alla precedente versione con la pressoché isolata – almeno per quanto attiene alle “cose della Rete” – eccezione della definizione di “servizio media audiovisivo” sulla quale il Vice Ministro è tornato cercando di fare ordine e sottrarre alla portata “pantelevisiva” della propria creatura una fetta importante della Rete che rischiava di essere fagocitata nel mondo di quel piccolo schermo che, una volta, si chiamava metonimicamente “tubo catodico”.
L’intervento a livello definitorio, tuttavia, è stato importante ma, sfortunatamente, non risolutivo.

Il punto è che il nuovo testo consente, probabilmente, di fugare il dubbio che il Governo abbia inteso deliberatamente trasformare il web in una grande TV ma non anche di allontanare il rischio che le nuove norme producano, comunque, tale infausta conseguenza. Il nuovo testo dell’art. 4, infatti, nel definire il “servizio media audiovisivo” stabilisce che con tale espressione debba intendersi: “1. un servizio, quale definito agli articoli 56 e 57 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che è sotto la responsabilità editoriale di un fornitore di servizi media e il cui obiettivo principale è la fornitura di programmi al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico, attraverso reti di comunicazioni elettroniche. Per siffatto servizio di media audiovisivo si intende o la radiodiffusione televisiva, come definita alla lettera i) del presente articolo e, in particolare, la televisione analogica e digitale, la trasmissione continua in diretta quale il live streaming, la trasmissione televisiva su Internet quale il webcasting e il video quasi su domanda quale il near video on demand, o un servizio di media audiovisivo a richiesta, come definito dalla lettera m) del presente articolo” ed aggiunge che “Non rientrano nella definizione di “servizio di media audiovisivo”:
– i servizi prestati nell’esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti Internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse;
– ogni forma di corrispondenza privata, compresi i messaggi di posta elettronica;
– i servizi la cui finalità principale non è la fornitura di programmi;
– i servizi nei quali il contenuto audiovisivo è meramente incidentale e non ne costituisce la finalità principale, quali, a titolo esemplificativo:
a) i siti internet che contengono elementi audiovisivi puramente accessori, come elementi grafici animati, brevi spot pubblicitari o informazioni relative a un prodotto o a un servizio non audiovisivo;
b) i giochi in linea;
c) i motori di ricerca;
d) le versioni elettroniche di quotidiani e riviste;
e) i servizi testuali autonomi;
f) i giochi d’azzardo con posta in denaro, ad esclusione delle trasmissioni dedicate a giochi d’azzardo e di fortuna; ovvero
2) una comunicazione commerciale audiovisiva
“.

A prescindere da tutta una serie di aspetti lessicali e terminologici che non convincono e sui quali, forse, la penna del Vice Ministro e dei suoi uomini avrebbe dovuto essere più puntuale e rigorosa ci sono, infatti, taluni elementi che sollevano grandi perplessità e non consentono di esprimere un giudizio favorevole sul nuovo testo del decreto.

Andiamo con ordine.
Il primo attiene alla tecnica normativa cui ha fatto ricorso il Governo, dettando una definizione per esclusione esplicita: per “servizio media audiovisivo” deve, oggi, intendersi sostanzialmente ogni servizio che importi la diffusione di contenuti audiovisivi salvo quelli espressamente individuati dalla norma. È una tecnica di normazione assolutamente inadeguata alla materia di cui si tratta: la tecnologia va più in fretta del legislatore e, quindi, già domani mattina, dinanzi ad una nuova piattaforma di condivisione di contenuti audiovisivi – ipotizziamo un “video-twitter” – occorrerà provare a collocarla in una delle categorie escluse e, qualora – come appare probabile – ciò non risulti possibile, qualificarla come “servizio media audiovisivo” con ogni conseguenza per il suo gestore.

La seconda riguarda la definizione cui è affidata l’esclusione dei videoblog dall’ambito di applicazione delle nuove norme: “Non rientrano nella definizione di “servizio di media audiovisivo”: i servizi prestati nell’esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva…“. Un videoblog di modesto successo che raccolga, comunque, pubblicità e/o che possa considerarsi – per quantità e qualità dei contenuti – in “concorrenza” con la radiodiffusione televisiva, dunque, sembra dover essere definito un “servizio media audiovisivo” e rientrare dunque nell’ambito di applicabilità della nuova disciplina.
Che significa “attività precipuamente non economica” e che vuol dire essere “in concorrenza con la radiodiffusione televisiva”? Se significa che un utente potrebbe scegliere di navigare su un videoblog piuttosto che guardare la TV è un requisito che, probabilmente, integrano molti dei videoblog del panorama italiano.

A ben vedere il wording è esattamente quello della direttiva europea ma il legislatore nazionale è chiamato ad “attuare” i principi comunitari e non, semplicemente, a “tradurli” come hanno scelto di fare gli uomini del Vice Ministro Romani all’evidente scopo di mettersi al riparo dalle contestazioni secondo le quali il Decreto – nella sua prima versione – andava ben oltre l’impianto della disciplina europea.
Un esempio di “attuazione” della direttiva AVMS e non già di semplice traduzione si rinviene, invece, nella Legge francese di attuazione nella quale si è previsto che “Sont exclus les services qui ne relèvent pas d’une activité économique au sens de l’article 256 A du code général des impôts, ceux dont le contenu audiovisuel est secondaire, ceux consistant à fournir ou à diffuser du contenu audiovisuel créé par des utilisateurs privés à des fins de partage et d’échanges au sein de communautés d’intérêt, ceux consistant à assurer, pour mise à disposition du public par des services de communication au public en ligne, le seul stockage de signaux audiovisuels fournis par des destinataires de ces services et ceux dont le contenu audiovisuel est sélectionné et organisé sous le contrôle d’un tiers“. Il legislatore francese ha, puntualmente, spiegato il significato dell’espressione “attività economica” attraverso riferimento ad altra norma di legge e si è ben guardato dall’affidare la delimitazione tra il web e la TV ad un concetto aleatorio ed ambiguo quale la sussistenza di un rapporto di concorrenza tra un video blog e la programmazione di un’emittente televisiva.

Difficile dinanzi a scelte tanto lacunose ed inopportune promuovere il Vice Ministro. Ciò che c’era di buono nella direttiva ovvero la previsione secondo la quale la responsabilità editoriale non si accompagna necessariamente a quella giuridica ed i frequenti richiami alla disciplina in materia di commercio elettronico e non responsabilità degli intermediari della comunicazione, non è stato importato nel testo del Decreto Romani. Il decreto, pertanto, continua a minacciare i gestori di piattaforme UGC – Google ad esempio – di esser risucchiati dalla TV, conferma all’AGCOM il ruolo di sceriffo della Rete tanto in relazione ai diritti d’autore che con riferimento alla tutela dei minori e, solo per citarne un’altra tra le tante, insiste nell’ipotizzare che le famiglie italiane abbiano bisogno di un cybersitting di Stato per evitare che lo sviluppo dei minori sia irrimediabilmente turbato da scene di violenza o pornografia “incontrate” in Rete.

Tutto considerato la nuova versione del Decreto sembra migliore della precedente ma ancora lontana dalla sufficienza. Peccato, perché il timoniere del processo legislativo avrebbe potuto e, forse, dovuto far tesoro dell’intelligenza collettiva di Rete che, all’indomani della presentazione del vecchio testo del decreto, aveva evidenziato i numerosi ed importanti limiti dello schema di provvedimento. È andata così e, a questo punto, non resta che far affidamento sul buon senso dell’AGCOM – e su quello dei giudici che, tuttavia, proprio di recente, hanno dimostrato che, buon senso a parte, ciò che talvolta difetta, è la conoscenza delle dinamiche dell’informazione online.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it
Punto informatico

Giovani per Pioltello a sostegno della famiglia

Pioltello

Pioltello

Una bella iniziativa raccontata direttamente dalle parole dei protagonisti.


Prima di tutto penso sia giusto presentarci: noi siamo i Giovani per Pioltello, lista civica nata nel marzo 2006 a meno di 2 mesi dalle elezioni amministrative che si sarebbero svolte nel nostro comune.

Partendo da un gruppo di amici siamo riusciti ad allargare la proposta ad altri giovani, decisi a partecipare attivamente alla vita politica della nostra città. Sono cominciate riunioni, incontri, contatti. Abbiamo partecipato a dibattiti, ci siamo scontrati sulla scelta del nome della nostra lista, ma mai sulla collocazione: il centro era ed è rimasto il nostro habitat naturale. Fin dai primi banchetti ai quali ci siamo presentati con lo slogan SCEGLI IL FUTURO, abbiamo potuto constatare l’interesse delle persone, felici di vedere facce nuove, pulite, vogliose di darsi da fare per il futuro e per il bene comune.

Con grande stupore di molti, nonostante le difficoltà , noi Giovani per Pioltello siamo riusciti ad ottenere il risultato che ci eravamo prefissati: un posto in consiglio comunale, ottenuto grazie a 500 voti tondi tondi (3,67%).

Lorenzo Corti (classe 1984) è stato il primo consigliere comunale dei GxP, a cui dopo circa 1 anno e mezzo, nell’ottobre del 2007, è succeduto Andrea Galimberti (classe 1985). A febbraio 2010 l’attuale consigliere lascerà il posto a Tommaso Da Dalt (classe 1982). Questa turnazione deriva da una precisa scelta dei Giovani per Pioltello: quella di far vivere attivamente la politica sui banchi del consiglio comunale non solo al primo eletto, ma anche ad altri due ragazzi facenti parte della lista, dando quindi un segnale forte all’èlite politica pioltellese.

Mappa Pioltello

Mappa Pioltello

Per un cristiano l’impegno politico è cosa del cuore, riprendendo quanto Don Bosco diceva dell’educazione, cioè nasce e si alimenta dall’amore, dal desiderio di voler bene all’altro, in questo caso alla comunità, appassionandosi e compromettendosi per il suo destino. Questa concezione della politica è stata, è, e continuerà ad essere la nostra stella polare nell’agire politico, sempre a disposizione della città, per il suo bene e per il suo futuro.

Insomma, anche oggi nel nostro percorso che ci ha portato a sposare la causa dell’Unione di Centro vogliamo essere speranza per il futuro della nostra comunità, coscienti delle responsabilità che ci siamo assunti e che cerchiamo sempre di onorare al meglio.

Proprio per questi motivi, siamo fieri di essere riusciti, il 28-01-2010, dopo 12 ore di consiglio comunale, a far passare un emendamento al bilancio in sostegno delle giovani coppie. L’emendamento al bilancio di previsione 2010 (bilancio complessivo di 25 milioni di euro) che è stato votato, prevedeva lo stanziamento di un fondo di 80000 euro a sostegno dei giovani sposi che decideranno di sposarsi nel 2010. Ciò che ha mosso noi Giovani per Pioltello è stata la considerazione che sul territorio pioltellese annualmente si possono contare circa 80 matrimoni all’anno tra ragazzi e ragazze compresi tra i 18 e i 35 anni e che a nostro avviso le giovani coppie che decidono di sposarsi , con grande coraggio, in questo difficile periodo di crisi economica, meritano ancora di più che le istituzioni dimostrino la propria vicinanza.

Pioltello

Pioltello

Se inoltre consideriamo che in questi mesi il primo (e forse unico) vero ammortizzatore sociale è stata la famiglia, grande esempio di solidarietà e sostegno, si può ancor di più comprendere quanto da noi proposto. Per questi motivi abbiamo ottenuto un voto positivo dal consiglio comunale per utilizzare una maggiore entrata pari a 80.000 euro (somma che l’assessore al bilancio ha assicurato di poter anche aumentare nel caso di una richiesta maggiore) per sostenere con un piccolo contributo pari a 1.500 euro le giovani coppie comprese tra i 18 e i 35 anni che decidono di sposarsi nel 2010 e che vorranno vivere sul territorio pioltellese.

In questo modo noi crediamo si possa dare un segnale piccolo, ma forse molto significativo di sostegno alle giovani famiglie che sposandosi in un momento difficile come quello che stiamo attraversando, dimostrano di credere in quei valori che sono alla base della storia italiana e della nostra costituzione

(Andrea Galimberti & Tommaso DaDalt)

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