Don Bosco Running a favore di Haiti

Donbosco runningDi corsa, per divertirsi e far del bene
Domenica 16 la seconda edizione della «Donbosco Running», tra Paderno Dugnano e il parco Lago Nord

Scatta domenica mattina la seconda edizione della «Donbosco Running», marcia non competitiva di 13 chilometri – per i più esperti e allenati – e di 5 chilometri per i piccoli, le famiglie e per chiunque voglia fare «quattro passi in compagnia». Dopo il successo dell’edizione 209, che ha visto in pista oltre mille partecipanti, la marcia si avvia a diventare un appuntamento tradizionale del calendario sportivo della provincia di Milano. La manifestazione, oltre ad avere una «dimensione sportiva», è una delle iniziative della Scuola Don Bosco di Paderno Dugnano per promuovere l’aggregazione delle famiglie sul «territorio», e uno strumento di solidarietà per contribuire all’azione delle organizzazioni umanitarie che operano per aiutare persone in difficoltà. Il contributo per la marcia di quest’anno sarà devoluto alla popolazione di Haiti colpita dal terremoto, attraverso l’opera della onlus Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Port-au-Prince.

Canale VilloresiIl percorso tocca diversi punti del Parco del Grugnotorto-Villoresi con l’attraversamento del Parco Lago Nord e sfrutta nuove e vecchie piste ciclabili di Paderno Dugnano. Consente inoltre di “guardare” da vicino alcune ville storiche di Paderno Dugnano tra cui Villa Rotondi, Villa Dugnani, Villa Uboldi-Orombelli e Villa Gargantini. Chi corre la 13 Km percorre anche lo splendido viale alberato di Villa Bagatti-Valsecchi, alla cui destra si estende la nascente Oasi dei Gelsi, e costeggia tratti, ormai riconvertiti ad oasi naturalistiche, del Canale Villoresi e del Seveso, su cui si affaccia anche il Parco Borghetto. E’ possibile iscriversi anche il giorno della gara, dalle 8 alle 9, nei pressi della partenza.

L’iniziativa ha il Patrocinio da parte del Comune di Paderno Dugnano e della Provincia di Milano. Dell’organizzazione della corsa si fa carico un gruppo di genitori della scuola, suddivisi in commissioni, che curano e gestiscono ogni aspetto dell’iniziativa. Lungo il percorso saranno garantiti, oltre alle pattuglie della Polizia Municipale, punti di controllo e di sicurezza gestiti dagli organizzatori coadiuvati dal GOR e dall’Associazione Nazionale Carabinieri. Il contributo di partecipazione è pari a 5 euro (bimbi fino a 6 anni gratuiti). Comprende pettorale, ristori e riconoscimento di partecipazione.

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E’ necessario un voto a favore della vita

BagnascoIn questo clima di incertezza che coglie noi cattolici alle prese con il voto regionale sono state molto gradite e di sicura riflessione le parole del presidente della CEI Card. Angelo Bagnasco che in un suo intervento invita al “voto a favore della vita e contro l’aborto“.

In quanto cattolici non possiamo dimenticare che la difesa della vita umana, innanzitutto dal «delitto incommensurabile» dell’aborto in tutte le sue forme, è uno dei valori «non negoziabili» in base al quale i cattolici devono votare nelle prossime regionali.

I valori «non negoziabili» sono «la dignità della persona umana, incomprimibile rispetto a qualsiasi condizionamento; l’indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale; la libertà religiosa e la libertà educativa e scolastica; la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna».
Su questo fondamento «si impiantano e vengono garantiti altri indispensabili valori come il diritto al lavoro e alla casa; la libertà di impresa finalizzata al bene comune; l’accoglienza verso gli immigrati, rispettosa delle leggi e volta a favorire l’integrazione; il rispetto del creato; la libertà dalla malavita, in particolare quella organizzata».

L’aborto è «un’ecatombe progressiva», che si vuole rendere «invisibile» attraverso l’uso di pillole da assumere in casa.
«Che cosa ci vorrà ancora per prendere atto che senza il principio fondativo della dignità intangibile di ogni pur iniziale vita umana, ogni scivolamento diviene a portata di mano?»
«In questo contesto, inevitabilmente denso di significati, sarà bene che la cittadinanza inquadri con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale sia locale e quindi regionale».
«L’evento del voto è un fatto qualitativamente importante che in nessun caso converrà trascurare».

Come non condividere e diffondere queste parole che per me sono fonte di genuina speranza in un mondo diverso?

Buon voto a tutti!

La difesa della vita umana, innanzitutto dal «delitto incommensurabile» dell’aborto in tutte le sue forme, è uno dei valori «non negoziabili» in base al quale i cattolici devono votare nelle prossime regionali.

Essere Cristiani in Iraq: la vera differenza!

Cristiani in IraqE c’è ancora chi in Italia si definisce Cristiano!


Essere cristiani nei Paesi
a maggioranza islamica è difficile, quasi invariabilmente i credenti vi sono sottoposti a soprusi giuridico-amministrativi, all’emarginazione, a una persecuzione magari non dichiarata, non apertamente programmatica, ma non per questo meno dolorosa, odiosa, talvolta letale. Per esempio in Iraq, e in misura crescente, i cristiani oltre alle angherie rischiano sovente la vita. Soltanto negli ultimi due giorni tre fedeli sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco nella settentrionale Mosul, gettando nel dolore e nello sgomento, e non soltanto in quella regione, la minoranza cristiana, oggetto di frequenti prepotenze, sequestri di persona, attentati mortali e impuniti. Le violenze si inanellano da almeno cinque anni, ed hanno spinto almeno 2.500 famiglie ad abbandonare Mosul per trovare rifugio in altre zone del Paese, ma soprattutto all’estero.

La situazione continua ad essere instabile in tutto l’Iraq, e le forze di sicurezza non appaiono in grado di garantire la tutela dei cittadini in alcuna parte del Paese (nemmeno a Baghdad), ma particolarmente precaria è la condizione nel Nord, dove i cristiani risultano spesso «vittime collaterali» (come dice un recente rapporto di «Human Rights Watch») nel conflitto fra curdi e altre etnìe per il controllo del territorio. La recrudescenza degli attentati (che ricordano per viltà ed efferatezza quella che meno di due anni fa provocò la morte di almeno 40 cristiani, tra i quali il vescovo caldeo di Mosul Faraj Raho) fa temere che si sia riaperta una campagna di omicidi sistematica, tesa a intimidire gli avversari veri o presunti e a destabilizzare ulteriormente il quadro socio-politico in vista delle elezioni generali del prossimo 7 marzo. La «caccia al cristiano» diventa così, sullo sfondo di tradizionali conflitti interetnici e interreligiosi (ricordiamo il maggiore, ossia quello fra sunniti e sciiti) una sorta di orrendo ritornello, riproposto puntualmente alle soglie o nel corso di ogni importante appuntamento nazionale. Ma anche stavolta, a rischio della propria stessa vita, i pastori cristiani esortano il proprio gregge a non disperdersi, a non lasciarsi intimidire. «I fedeli – dice per esempio l’arcivescovo di Kirkuk, Louis Sako – vadano a votare. Si deve avere il coraggio di far valere i propri diritti per il bene di tutto il Paese».

«Occorre – aggiunge il vicario patriarcale caldeo di Baghdad, Shlemon Warduni – ricomporre una forte unità dei cristiani, se vogliamo che la nostra voce venga ascoltata e raccolta nella futura società irachena». Parole coraggiose, ma cariche di accorata preoccupazione da parte di pastori che più volte hanno denunciato il pericolo che i cristiani spariscano progressivamente dal Medio Oriente: proprio in Iraq, per esempio, essi erano il tre per cento della popolazione sotto Saddam Hussein, ora sono il due. «La situazione – ha detto un anno fa Warduni in visita in Italia – è tale che fa immaginare un disegno complessivo per svuotare il Medio Oriente dai cristiani». Nel frattempo la condizione dei cristiani non è migliorata, violenze come quelle degli ultimi mesi lasciano poco spazio all’ottimismo. Nell’attesa di un soccorso – nazionale e internazionale– che tarda a venire, i credenti (e potremmo anzi dire: i potenziali martiri) guardano alle prossime elezioni con la speranza che li aiutino a contare un poco di più; e che, più in generale, segnino l’inizio di una autentica maturità politica irachena e non l’avvio di una nuova, magari peggiore instabilità.

(Elio Maraone su Avvenire.it)
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